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Appello CNN ER Ravenna

APPELLO PER LA COSTRUZIONE DI UN ORGANISMO UNITARIO DAL BASSO DI CONTROLLO DEL TRAFFICO DI ARMI NEL PORTO DI RAVENNA

In questi ultimi tempi, nello scenario della terza guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo, il porto di Ravenna è emerso come uno snodo fondamentale nella logistica che alimenta i fronti di guerra, sia verso Israele che forse, verso il fronte ucraino. Sono stati sequestrati carichi di semilavorati destinati alla produzione di armi. Sono venute alla luce situazioni di illegalità, comportamenti non corretti, mancanza di trasparenza. I cittadini ed i lavoratori che si sono mobilitati in queste settimane contro la guerra chiedono che il porto di Ravenna sia una struttura orientata alla ricerca della pace e non uno strumento di sostegno ad operazioni belliche. L’esportazione di armamenti in Italia è regolamentata dalla legge 185/90 che dispone che lo Stato autorizzi e controlli tale materia. Nel caso del porto di Ravenna sembra che quest’opera di controllo sia venuta meno. Le istituzioni a ciò preposte accampano pretesti di tipo burocratico alla richiesta di accesso a dati che dovrebbero essere pubblici. Questo anche nel caso di trasporto di esplosivi e munizioni che espongono le popolazioni a rischi elevati.
Il Coordinamento No NATO di Ravenna sostiene e fa proprio l’appello lanciato a Genova da Weapon Watch e dal CALP per la costituzione anche nella nostra città di un osservatorio permanente sulla movimentazione di armamenti nel porto di Ravenna. L’ appello è rivolto alle istituzioni, alle organizzazioni sindacali, ad associazioni e cittadini interessati a ciò che avviene nel porto della propria città. Tale osservatorio deve agire su alcune direttrici:

  • pubblicare un report periodico che dia conto dei traffici di armamenti, loro origine, destinazione, tipo di merce
  • gestire un servizio informativo, “a sportello”, tempestivo e verificato con tutti gli attori coinvolti, su arrivi e partenze di navi con carichi di armamenti eventualmente sospetti al quale, aggiungiamo, si potrebbe aggiungere un numero protetto per gole profonde, in particolare lavoratori;
  • promuovere la qualificazione del porto sotto il profilo della “sostenibilità etica”, improntata a capitali e organizzazioni di impresa non compromessi in attività militari aggressive e in violazione dei diritti umani, e a produzioni e commerci di pace. Ciò per rispedire al mittente il ricatto tra lavorare per la guerra o perdere il lavoro!
    Assieme all’appello di Weapon Watch anche Potere al Popolo Ravenna ha lanciato una petizione popolare per l’istituzione di un “Tavolo legalità e trasparenza portuale” e per il recesso dell’Autorità Portuale di Ravenna dal Consorzio Undersec, del quale fanno parte il Ministero della Difesa di Israele, l’università di Tel Aviv e la Rafael, azienda leader nell’industria bellica israeliana. Ricordiamo che il Comune di Ravenna è parte della direzione politica dell’Autorità Portuale.
    Inoltre, i lavoratori del porto di Ravenna che hanno costituto di recente il Comitato Autonomo Portuale hanno creato questo organismo proprio per raccogliere tutti gli operatori del porto, a prescindere dalla loro sindacalizzazione o mansione, per favorirne la collaborazione e la convergenza sull’obiettivo di respingere il tentativo di fare del porto di Ravenna una zona di guerra eun retrotterra per i traffici di armi verso Israele. Infine, anche i sindacati possono e devono attivare al loro interno strutture intercategoriali per permettere ai lavoratori che vogliono attivarsi contro la riconversione bellica e i traffici di armi di attivarsi e coordinarsi con altri.
    Il Coordinamento No NATO di Ravenna rivolge, quindi, un appello a tutti quei soggetti che hanno agito le mobilitazioni in queste settimane, associazioni, partiti, sindacati, comitati, cittadini, ecc affinché rafforzino i legami e la collaborazione tra loro nell’ottica di una lotta che si preannuncia lunga e difficile e che solo il massimo di unità possibile consente di sostenere. Lanciamo questo appello affinché tutti i soggetti collaborino con l’obiettivo di costituire un organismo unitario, organizzato e con un’attività continuativa.
    Il Coordinamento No NATO di Ravenna ha accolto con favore le recenti dichiarazioni del sindaco di Ravenna circa la sua contrarietà all’utilizzo del porto per il traffico di armi. Sostenere la nascita di un simile organismo, mettendo a disposizione le strutture e le risorse del Comune, è un ottima occasione per far seguire i fatti alle parole.
    Nessun porto per il genocidio!
    Fuori la guerra dal porto di Ravenna!