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Indagini e perquisizioni riguardanti il corteo per Dax a Milano

La mattina del 23 giugno, intorno alle ore 7, i Carabinieri si sono presentati presso l’abitazione di una giovane a Milano, esibendo un mandato di perquisizione personale e locale con sequestro, accompagnato dalla dicitura “richiesta di consegna spontanea”.
Svegliata nel momento dell’arrivo degli agenti, la ragazza si è vestita rapidamente e ha consegnato il proprio telefono cellulare (con il relativo codice PIN), dopo che le era stato prospettato che, in caso contrario, sarebbe stata avviata una perquisizione completa dell’appartamento.
Solo in un secondo momento è stato chiarito il motivo dell’operazione: la giovane risulta indagata per i reati di danneggiamento e imbrattamento, in concorso “anche morale” con persone ignote, in relazione ai fatti avvenuti a Milano durante il corteo in memoria di Dax, tenutosi a marzo.

Nel dettaglio, l’accusa fa riferimento a un episodio in cui la ragazza avrebbe tentato di spruzzare stelle filanti su un’automobile Tesla. Secondo quanto riportato nel mandato, si parla di un imbrattamento del cofano con una bomboletta spray; in realtà, si trattava di una bomboletta di stelle filanti che non ha nemmeno funzionato correttamente, producendo soltanto qualche lieve residuo che non ha causato né danni né un vero e proprio imbrattamento.
Successivamente, la giovane è stata accompagnata in caserma, dove è stata eseguita la copia forense dei dati presenti sul suo dispositivo mobile. Nella sala d’attesa era presente anche un altro ragazzo, a cui era stato sequestrato il telefono per la medesima operazione: il giovane è stato coinvolto perché, durante il corteo, avrebbe cercato di aiutare la ragazza agitando la bomboletta nel tentativo di utilizzare le stelle filanti.

Durante le ore trascorse in caserma, si sono verificati anche momenti di pressione psicologica da parte di un agente in borghese, incaricato delle indagini. In modo informale, l’agente ha più volte lasciato intendere di avere da tempo sotto osservazione la giovane e i suoi spostamenti, riferendosi con tono allusivo al fatto che sapeva del suo recente viaggio in Portogallo. In un’occasione, durante una pausa per una sigaretta, le ha chiesto cosa pensasse di Elon Musk e della Tesla.
L’operazione si è conclusa intorno alle ore 11, con la restituzione dei dispositivi a seguito del completamento della copia forense.

La sproporzione di un simile intervento — con perquisizione domiciliare, richiesta di sequestro di dispositivi e acquisizione di dati — per un presunto “imbrattamento” con stelle filanti, appare evidente. È chiaro come queste operazioni abbiano l’obiettivo di intimidire chiunque scelga di esprimere dissenso e di partecipare a determinati momenti di piazza.

Inoltre, è evidente l’intento di utilizzare l’indagine e la perquisizione come strumento per tentare di risalire all’identità di altre persone, oggi ancora ignote, che avrebbero partecipato ad azioni di danneggiamento durante il corteo. Attraverso l’acquisizione dei dati personali — conversazioni, contatti, foto, geolocalizzazioni — si cerca di allargare il raggio repressivo a tutto un contesto di relazioni e di pratiche politiche legate alle piazze.
Ancora una volta si dimostra come queste strategie di polizia puntino non tanto a perseguire reati specifici, quanto a colpire e sorvegliare chi dissente e lotta.